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Periferia di Tallinn, Estonia. Dentro un ex complesso militare, risalente ai tempi della Russia degli zar, si trova il centro Nato per la difesa dai cyber-attacchi, gli attacchi cibernetici che interessano l’Estonia da quasi dieci anni. ICDS, si chiama, International Centre for Defence Studies: finanziato dal Ministero della Difesa estone, è diventato una piattaforma di discussione per quanto concerne le questioni ‘cyber’ nella regione baltica e la connessione con organizzazioni transatlantiche. La collaborazione con gli Stati Uniti e la posizione di rispetto che il paese si è guadagnato all’interno dell’Unione Europea rendono l’Estonia un attore chiave nell’avanzata della conoscenza e dell’esperienza internazionale in termini di sicurezza informatica.
La repubblica Baltica è tra i paesi più digitalizzati al mondo. Vittima nel 2007 di un forte attacco cibernetico, opera di server localizzati sull’intero globo terrestre, l’Estonia ha visto paralizzati per giorni siti web di istituzioni e imprese; alcuni credono che il tutto ebbe origine da server di Stato di proprietà della Federazione Russa, tuttavia tale accusa non è mai stata provata. Andrus Padar, a capo dell’unità per la difesa da attacchi cibernetici, spiega: “Si è parlato spesso di una guerra cibernetica ai danni dell’Estonia, ma oggi la definiamo più che altro una sorta di atto di bullismo cibernetico. Computer e internet possono essere strumenti utili, ma anche armi”.
Il termine guerra cibernetica indica l’insieme delle attività di organizzazione e delle operazioni militari eseguite nel rispetto dei principi bellici condizionati dall’informazione, e si traduce nell’alterazione o addirittura distruzione dell’informazione e dei sistemi di comunicazioni di un paese. Tratto caratteristico della guerra cibernetica è l’utilizzo di tecnologie elettroniche e informatiche e dei sistemi di telecomunicazione.
Lo staff del centro estone è composto da una quarantina di analisti, tra uomini e donne, di cui nessun italiano ma molti nordici o americani; il direttore è Matthew Bryza. Questi ammettono che gli attacchi cibernetici contro i paesi Nato stanno aumentando, diventando anche sempre più sofisticati, e variano da semplici attacchi hacker a veri e propri bombardamenti di siti strategici, fino a mettere in pericolo la vita dei soldati impegnati in operazioni speciali. In alcuni casi possono essere paragonati a veri e propri attacchi militari.
Ci sono state alcune iniziative a livello ONU, anche se non si può ancora parlare di un’efficace cooperazione internazionale. Il sito online riservato all’ICDS, www.icds.ee, e il blog che lo accompagna possono fornire un’idea generale della situazione: un articolo firmato da Eve Hunter, risalente al 9 ottobre 2014, ci suggerisce come sia la NATO che l’UE si stiano adoperando per collaborare e incrementare la cyber-security, entrambe (si spera) decise ad andare fino in fondo.

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Categories: Attualità

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