Un secondo

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E’ un giorno d’autunno, alberi spogli, foglie poggiano su di un freddo marciapiede che periodicamente si ripara sotto una coperta di foglie, appunto, morte. Le stesse che ha visto crescere sopra di sè, splendere, soffrire le intemperie e infine cadere, o meglio, spegnersi, come il cielo, come la luce di camera mia, ma non come il lampione a pochi metri dalla finestra da cui osservo tutto ciò.

Mi sdraio sul letto, il mio letto, supino, costringendo lo sguardo a travi di legno poste nel mio stesso verso e parallele tra loro, queste ne intersecano una più grande a loro perpendicolare, la stessa che segna il confine tra camera mia e di mio fratello. La luce del lampione citato prima le illumina parzialmente, in modo delicato, quel che basta per creare un clima confortevole quanto misterioso: l’atmosfera creatasi influenza il mio stato d’animo, avviando di conseguenza la ricerca, quel meccanismo che scatta quando le distrazioni del quotidiano si smorzano, lasciando posto ad una valutazione più profonda del pensiero in quanto tale, cercando dunque un perché giustificatore, quella motivazione (o consolazione?) tale da offuscare la ricerca sviando al banale (o necessità?) il processo di formulazione del pensiero.

Penso: l’atto, la potenza e la fossa che li separa, me stesso in atto, me stesso in potenza e il vuoto che mi contraddistingue in mezzo, quel non spazio che sto ora stesso esplorando, una contraddizione più armoniosa del solito. Fila, razionale o meno che sia.

Mi fermo. Sposto lo sguardo di quei pochi centimetri utili a segnare il termine di un flusso, durato giusto il tempo di percepire lo snervante rumore dello spostamento della lancetta lunga dell’orologio appeso alla parete, solo uno.

Un secondo, pieno di istanti. Ne sento un altro, un secondo vuoto.

Mi rincuora il pensiero che il tempo sia relativo al mondo sensibile, materiale. Ora come un secondo fa, sono in atto ciò che ero in potenza. Quindi il vuoto, non vuoto, coincide con lo spazio di ricerca.

Come se il marciapiede fossi io, raggiungere un qualcosa di inarrivabile solo quando questo non ha più senso di essere raggiunto. I sogni son forse foglie sotto cui mi nascondo quando sembra vada nel verso sbagliato. Il lampione si spegne, la lancetta gira ancora, e ancora.

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One Reply to “Un secondo”

  1. Pensiero profondo senza dubbio, mettere al centro la ricerca che parte da noi stessi, dai nostri pensieri non è solo un punto di partenza, ma una via con tante diramazioni.
    Io al contrario penso che il pensiero non è mai un flusso ingovernabile, non si spegne con l’abbassarsi del volume intorno a noi, e’ una luce sempre accesa che non giustifica e non offusca la ricerca, ma è dal pensiero sempre vivo dentro di noi che dobbiamo imparare a darci delle risposte, non dobbiamo utilizzare le” foglie ” per nascondere e nasconderci. E’ proprio il nostro pensiero, che va governato a non essere giustificatore con noi stessi, ma vederlo con una presenza forte dentro noi stessi alla quale rendicontare il nostro agire.

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