Un secondo (pt.2)

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Mi giro, rigiro nel letto, disturbato da pensieri che vanno e vengono. Una notte come altre, diversa da tutte le altre, con le stesse dinamiche ma con diverse complicazioni. Non riesco a realizzare se subisco il disturbo o lo esercito: quella lieve sfumatura, ma pur sempre sfumatura, ovvero il mezzo grazie al quale si è in grado di superare la netta ed esclusiva distinzione tra bianco e nero.

Rifletto sul superato complesso dato dal tempo che mi ha accompagnato nel tentativo di concludere il cerchio della giornata, concedendomi al sonno: tempo infinito quanto impercettibile, netto quanto fugace, ed ecco che la lancetta lunga dell’orologio si pronuncia. Ancora una volta, ponendo fine alla riflessione seppur con un senso di nulla di fatto che, di fatto, lascia il tutto in sospeso. Come la nebbia, penso.

Guardo fuori, dalla stessa finestra a pochi metri dal lampione, il quale sembra quasi sospeso nel nulla, illuminando se stesso. È una strana sensazione, far luce sugli altri, far luce, illuminare, senza mai riceverne il profitto, rimanendo nell’ombra della propria luce. Il lampione si spegne, immergendosi anch’esso nel “nulla di fatto”, nello sfumato della nebbia.

Passa un secondo, un secondo è passato prima ancora che potessi rendermi conto del secondo passato proprio ora, ed ora, ed ora.

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