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Quanto bello è farsi trasportare dalla magia di una favola? Una favola è la storia fantastica che ti racconta la nonna quando sei piccolo davanti al focolare, quella che ti legge papà prima di andare a dormire mentre tu sotto le calde coperte pregusti già la quiete notturna. La parola favola è usata anche nel mondo dello sport, forse per richiamare la dolcezza della nostra infanzia, forse per farci ritornare -anche per soli pochi istanti- di nuovo bambini. Sempre ha affascinato la favola del brutto anatroccolo, dello sfavorito, che andando contro tutti i pronostici riesce a conquistare un certo traguardo insperato all’ inizio della competizione.
Un richiamo al mondo delle favole nello sport lo si ha anche con la parola “cenerentola”. Di cenerentola ne abbiamo conosciuta una bellissima, dal vestito color blu intenso, chiamata Leicester, che è riuscita a sconfiggere tutte le più ricche e organizzate pretendenti al titolo arrivando a conquistare la Premier League, il campionato inglese di calcio.
Quest’anno, dall’altra parte dell’oceano, una bellissima cenerentola, dal vestito verde scuro con ricami verde fluorescente, stava appassionando il Brasile e l’intero continente sudamericano, riuscendo ad arrivare in finale della Coppa Sudamericana: il suo nome è Chapecoense.
La squadra di Chapeco, città a sud del Brasile nello stato di Santa Catarina, è riuscita a laurearsi campionessa nella competizione; ma quella finale, raggiunta sconfiggendo squadre che hanno fatto la storia del calcio come Independiente e San Lorenzo, i giocatori della Chapecoense non la giocheranno mai.
L’entusiasmante favola di un piccolo club Brasiliano, sei anni fa relegato nella serie d, quarta serie nazionale per importanza, si è trasformata in tragedia nella notte del 28 novembre. L’aereo ha subito un guasto così grave ai circuiti elettrici, che il pilota non ha potuto evitare lo schianto tra le montagne colombiane a soli 200 chilometri da Medelin, dove ,nello stadio “Atanasio Girardot”,avrebbero dovuto affrontare l’Atletico Nacional de Medelin, la squadra del cuore di Pablo Escobar, nella finale di andata.
Delle 77 persone a bordo del velivolo sono 6 i sopravvissuti: tre giocatori, un giornalista, una hostess e un tecnico di volo. Il pilota infatti, avendo previsto lo schianto, ha scaricato il serbatoio dell’aereo evitando l’esplosione del velivolo che sarebbe avvenuta pochi istanti dopo il contatto con il terreno. Tre giocatori, un giornalista, una hostess e un tecnico di volo.
In Italia a molti è ritornata alla mente la storia del Grande Torino. Quello della Chapecoense non è infatti la prima volta che un’intera squadra di calcio perda la vita in un incidente aereo. Nel 1949 il Torino, di ritorno dal Portogallo si schiantò sulla collina di Superga. Quel Torino, che vestiva intense maglie granata, era forse la squadra più forte al mondo, alla pari del Real Madrid di Di Stefano e Puskas. I suoi giocatori formavano l’ossatura della nazionale italiana di calcio: in quel periodo, quando gli azzurri si schieravano in campo per le partite internazionali, i giocatori del Torino schierati in campo erano nove o dieci su undici. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone scesero in piazza a Torino per dare l’ultimo saluto ai suoi beniamini.
Nove anni dopo il lutto di Superga, nel 1958, un’altra grande squadra fu dimezzata nel disastro aereo di Monaco di Baviera. La squadra del Manchester United stava decollando per ritornare in Inghilterra dopo una partita di Coppa dei Campioni. L’aereo non riuscì a decollare e si schiantò sulle recinzioni dell’aeroporto fermandosi solamente dopo lo schianto con una casa. Perse la vita metà squadra. Riuscirono a sopravvivere l’allenatore Matt Busby e nove giocatori tra cui un ragazzo di ventun anni: Bobby Charlton. Bursby puntò su quel giovane ragazzo per riformare un nucleo vincente. Dieci anni dopo proprio lo stesso Bobby sollevò la Coppa dei Campioni al cielo, verso i suoi ex compagni che non erano sopravvissuti all’incidente.
Tutto il mondo del calcio si è stretto attorno alla Chapecoense. Grandi giocatori come Ronaldinho e Riquelme si son offerti di giocare per il club brasiliano per qualche mese. Il PSG ha donato 40 milioni di euro alla società. Un minuto di silenzio è stato rispettato prima di ogni partita, dai professionisti ai dilettanti. L’Atletico Nacional è stata la prima squadra a proporre la Chapecoense vincitrice del torneo.
Diventando adulti ci si rende conto che non tutte le storie son favole, ma la vittoria del Manchester in Coppa dei Campioni dà la speranza che anche dietro alle più grandi tragedie possano nascere dei buoni progetti di ricostruzione che col passare del tempo, duro lavoro, allenatori e dirigenti competenti portino buoni risultati.
In fin dei conti quanto costa ritornare bambini e sognare una nuova favola Chapecoense tra qualche anno?

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Categories: Sport

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