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Mussolini: “State lì e invece i nostri italiani stanno in mezzo ad una strada e te te la ridi!”, Bello Figo: “Ed è colpa nostra? ”

Quando nella bacheca di Facebook mi sono trovato di fronte alla combinazione Bello Figo-Alessandra Mussolini nella stessa immagine pensavo si trattasse di un fotomontaggio, ebbene mi sbagliavo. Mi sono bastati un paio di scroll verso il basso per capire che non era un simpatico prodotto di photoshop, ma una scena di un servizio andato in onda la sera prima su Rete 4 (sera del 1 dicembre 2016).
Premessa: Bello Figo, per chi non abbia ancora avuto l’ebbrezza di imbattersi in un suo video, è lo pseudonimo di un ragazzo di colore che pubblica su YouTube video di canzoni irreverenti e goliardiche, con aspetti certamente demenziali e trash, ma comunque apertamente ironiche e senza nessun particolare fine artistico, morale o di qualsiasi altro genere. Alessandra Mussolini, invece, è la nipote di quel Mussolini.
Ho recuperato immediatamente il servizio su YouTube e, non senza un certo timore, lo ammetto, mi sono preparato ai 15 minuti di video che mi aspettavano. Il servizio si apre con un’inquadratura dello studio e con il presentatore Maurizio Belpietro che introduce Bello Figo definendolo un rapper e parte quindi un estratto di uno dei numerosi video di Bello Figo in cui si vede lui ballare in abiti eccentrici e dire “io non pago affitto” e “io non faccio “opraio” ”(“operaio” per i comuni italiani, il difetto di pronuncia è voluto), il tutto palesemente ironico, o almeno dovrebbe esserlo. Mentre il video prosegue una voce fuori campo interviene con “[…] spunta il primo rapper profugo” e immediatamente dopo “24, nato in Ghana, Bello Figo è arrivato in Italia a 12 anni e vive a Parma con la famiglia e nei suoi video popolarissimi su YouTube canta “Non vogliamo lavorare, né pagare l’affitto”. […] Idee chiare e un filone musicale nuovo hanno fatto la fortuna di Bello Figo, così, anche in questo caso, l’immigrazione è diventato un business”. Contemporaneamente appare a fondo schermo una didascalia (che rimarrà per tutta la trasmissione) dal titolo: “DANNO LE NOSTRE CASE AGLI IMMIGRATI E IL PROFUGO SI VANTA: NON PAGO AFFITTO”.
A questo punto Belpietro chiede delucidazioni riguardo la canzone. Bello Figo dice che la canzone parla delle esigenze dei profughi che lui considera suoi fratelli e che vuole difendere. Improvvisamente irrompe la voce della Mussolini: “Ma cosa dice ?! Uno che fa così è da prendere a calci perchè è una provocazione ai cittadini italiani, hai capito ?! Ma vai a lavorare e tagliati quel ciuffo biondo” (Bello Figo ha i capelli tinti). Bello Figo cerca di spiegarsi, anche se in un modo non troppo chiaro (anche a causa delle continue interruzioni della Mussolini) e Belpietro cerca di interpretare questo singolare personaggio. Il dibattito continua, Bello Figo viene accusato nuovamente, interviene la Mussolini “Io gliela canto una bella canzone, però in napoletano, dedicata a tutti quelli come lui” e con gesti incitanti ad andersene urla “Iata venn’! Iata venn’!”. Bello Figo risponde con un “Invece noi stiamo qui” e alza le braccia al cielo in una dab (mossa hip hop) dal sapore di provocante vittoria. Mussolini: “State lì e invece i nostri italiani stanno in mezzo ad una strada e te te la ridi!”, Bello Figo: “Ed è colpa nostra? ”, come risposta “ma che ti ridi?! Ma tagliati quei capelli!”.
In seguito ci sono degli interventi direttamente dalla città di Rosarno, dove un rappresentante di diverse famiglie italiane in difficolà dice “E’ una vergogna! E’ una vergogna perchè gli italiani non riescono a vivere e si paga soltanto per i migranti!”; un mediatore culturale africano fa la ramanzina a Bello Figo elencando una serie di artisti africani validi a differenza sua; 12 sindaci in gruppo che “rappresentano delle comunità serie, oneste e che rispettano le regole” in un intervento della durata di a malapena un minuto con sguardo fiero chiedono che Bello Figo chieda scusa all’Italia e ai cittadini onesti; altri esponenti non ben identificati intervengono con toni duri nei confronti del singolare ospite. Di fatto è una guerra di ironia incompresa da parte di Bello Figo contro un muro di indignazione generale.
Finito il servizio ero basito, non riuscivo a definire un sentimento che potesse esprimere il quarto d’ora appena trascorso. Dopo qualche momento di riflessione, sono giunto alle seguenti conclusioni:

  • La trasmissione ha presentato Bello Figo come un rapper invece che presentarlo come una figura ironica fine a se stessa. Oltre al fatto che qualche artista potrebbe sentirsi sinceramente offeso a sentire che Bello Figo viene definito con il suo stesso appellativo, per l’ennesima volta in televisione il rap viene associato ad un’immagine negativa, quando, invece, ci sono rappers che avrebbero veramente qualcosa di costruttivo da dire;
  • Bello Figo viene definito profugo. Bello Figo vive da 12 anni in Italia, non sono sicuro che “profugo” sia la parola migliore per identificarlo;
  • la Mussolini incita alla violenza e implicitamente afferma che se una persona decide di tingersi i capelli, allora non è un lavoratore competente;
  • le volte che Bello Figo cerca di spiegarsi quasi seriamente, focalizzando l’attenzione non sui migranti in sé ma sul sistema sbagliato, la Mussolini lo interrompe con frasi che sono per lo più insulti, alimentando la confusione generale;
  • gli interventi degli ospiti, oltre a non essere ben chiaro chi siano esattamente le persone che prendono parola, sono fin troppo brevi e sterili, mirano alla persona di Bello Figo, più che concentrarsi sul comprendere quale sia la vera causa e difficoltà nella questione migranti;
  • viene strumentalizzata sia la figura di Bello Figo (poco male sinceramente), sia i cittadini di Rosarno in difficoltà che vengono portati davanti allo schermo con la loro frustrazione per alimentare la polemica. Durante la trasmissione di fatto non si propone mai un’alternativa o una proposta che possa, anche in piccolo, migliorare la situazione migranti e quella dei cittadini italiani in difficoltà, anzi, ogni volta che il discorso sembra prendere una piega lontanamente lucida e razionale, sistematicamente viene interrotto. E’ uno scontro fine a se stesso contro una persona che non è nemmeno ciò per cui è stata presentata, una guerra contro un fantoccio.

In sintesi, la trasmissione è un simposio di populismo, malainformazione, faziosità e confusione, condito con luoghi comuni, frasi riciclate e insulti. Il tutto avviene in un canale seguito a livello nazionale in orario di fascia protetta, probabilmente di fronte agli occhi di over trentenni che non hanno la più pallida idea di chi sia quel personaggio seduto in studio, prendono parte all’indignazione collettiva e, indirettamente, gettano fango sui migranti senza un reale motivo.
A prescindere dalle ideologie di partito (perchè qui non si sta parlando di ciò), se la televisione, mezzo di comunicazione di massa che (dis)informa il popolo, si abbassa a proporre una trasmissione del genere per raccogliere spettatori e farsi un po’ di pubblicità, forse più che dei migranti che reclamano il wi-fi, dovremmo guardarci dal nostro stesso Stato e da chi dall’alto costruisce capri espiatori per difendere i propri interessi.

Matteo Mezzocolli V ALS

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Categories: Attualità

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