Vendetta non significa giustizia

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Sabato 10 dicembre 2016: giornata mondiale dei diritti umani.

Ricordando questa giornata sarebbe opportuno parlare del diritto di avere giustizia.

Iniziamo dalle regole che sono collegate alla giustizia.

Cosa sono le regole? Secondo ognuno di noi le regole sono sempre giuste? Se poi non ci piacciono così tanto, perché rispettarle?

 

Forse se riusciamo a trovare lo scopo di ciò che facciamo possiamo diventare CONSAPEVOLI di ciò che facciamo e di conseguenza essere LIBERI di scegliere. Chi non conosce non può essere libero di scegliere: dobbiamo dunque capire cosa c’è intorno a noi per poter iniziare a parlare di cosa è giusto e cosa è ingiusto.

 

Ci sono tanti significati di giustizia e questi significati sono cambiati nel corso del tempo: ad esempio fino al 1946 erano gli uomini  a stabilire le regole mentre le donne non erano prese in considerazione.

Negli anni più addietro si pensava fosse giusto DISCRIMINARE qualcuno che fosse “diverso”

 

Se prendiamo come esempio Aristotele, egli affermava che la giustizia è uguaglianza ma lui stesso aveva uno schiavo che non era sicuramente al suo pari.

Aristotele dunque si contraddiceva? No, semplicemente ai suoi tempi la giustizia era davvero intesa come uguaglianza, ma soltanto tra le stesse classi sociali quindi tra un cerchio ristretto di persone poichè era normale che ci fosse la schiavitù.

 

Se al giorno d’oggi, in un paese così evoluto dove ora noi viviamo, tutte le persone sono uguali; allora perché alcune sono condannate a vivere in una prigione?

 

In più in molti paesi esiste ancora la pena di morte.

Il male causato dal criminale si paga con altro male e questo da sollievo alle famiglie delle vittime nel vedere che chi ha ucciso ora “paga”.

Si sa che per un essere umano è difficile perdonare e voltare pagina.

 

Ma è giusto che chi ha portato male subisca altro male?

Se la risposta è si allora non tutte le persone sono uguali allo stesso modo, proprio come al tempo di Aristotele.

Ciò che ci spinge ad essere crudeli verso gli altri spesso è la paura. La paura domina dentro di noi e veniamo accecati da senso di vendetta che chiamiamo erroneamente giustizia. Ma la vendetta non è giustizia.
Dobbiamo usare la misura e non la paura nelle nostre scelte.

“CHI HA PAURA MUORE OGNI GIORNO” cit. Paolo Borsellino

Chi ha paura non è libero ma si fa condizionare da ciò che vogliono gli altri.

 

Forse chi condanna una persona a restare in prigione dovrebbe almeno averla provata. È facile giocare con la vita degli altri.

 

Un’altra domanda fondamentale è: la punizione serve davvero ad educare?

No, non serve  a nulla perché viene vista come una costrizione. Pensiamo a quando finiamo in punizione per qualcosa che abbiamo fatto: ne siamo felici? Riusciamo a rispettarla o se possiamo la evitiamo?

Per molte persone giustizia è sinonimo di punizione. Ti punisco perché è giusto.

Ma se le punizioni non servono ad educare allora come si può fare?

 

Una alternativa al carcere sarebbero le comunità; ma andare in una comunità è difficile poiché li bisogna esprimersi e confrontarsi e rendersi conto degli errori commessi. Molto più semplice è restare chiusi in una stanza con il stretto necessario per vivere.

Va detto però che da alcune statistiche risulta che il 70% di chi è stato in prigione tenda a ritornarci per gli stessi crimini perché hanno scontato una punizione essendo costretti e non hanno imparato ciò che hanno sbagliato. Chi invece svolge servizi sociali ha meno probabilità di tornare il carcere ( 19%).

 

Se ci pensiamo bene nelle prigioni ci sono persone che sono esattamente come noi, che magari presi dalla paura o dalla rabbia hanno compiuto atti orribili. Le persone veramente pericolose ( con problemi psichici o giù di lì ) sono si e no 1/4. La nostra società è giudicante infatti per sostenere le proprie idee si cercano le prove per poter avere ragione.

 

Farsi giustizia da sé è vendetta e la vendetta non è giustizia ma è soltanto il pretesto per portare altra ingiustizia.

 

 

Tutto dipende dall’educazione. Abbiamo detto che la pena non serve ad educare e che una persona può scegliere solo se conosce; dunque se impariamo a conoscere possiamo imparare a scegliere cosa è giusto e cosa non lo è.

L’educazione alla giustizia ci garantisce la sicurezza.

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                      Emily Gazzabin 5^ARIM

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2 Replies to “Vendetta non significa giustizia”

  1. Proprio così!

    Troppo spesso la società accetta le cose così come sono ma invece ognuno di noi deve ricordare che siamo in costante evoluzione – ogni cambiamento che apportiamo alla nostra specie è un passo verso una forma d’uomo migliore.

    Un altro tema da affrontare sono le guerre – se ci pensiamo bene non è cambiato nulla su questo tema negli ultimi 4000 anni.

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