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La musica accompagna da sempre l’esistenza umana, non esiste al mondo una società senza musica.
La storia dell’arte delle Muse inizia migliaia di anni fa, forse addirittura prima della nascita dell’homo sapiens. O almeno così fanno pensare diversi ritrovamenti archeologici. La musica ha accompagnato l’essere umano nella storia della sua evoluzione e molteplici sono le teorie che sono state ipotizzate a proposito di tale legame.
Per tutti noi è consuetudine pensare alla musica come fenomeno esclusivamente centrato sul suono, mentre nelle vecchie culture di quasi tutte le popolazioni del mondo il suono era visto come elemento necessariamente connesso con i gesti che lo producono, con le voci che lo cantano, con i passi che lo danzano e con le situazioni rituali a cui esso si associa.
Nelle società antiche le manifestazioni musicali erano soprattutto legate a rituali e feste religiose, materie che avevano ed hanno, nei loro più profondi significati, lo scopo di svelare i misteri dell’esistenza e di chiarire all’uomo perché vive e per quali scopi è stato creato. Hanno anche il naturale compito di indicare quali sono gli obiettivi ultimi verso cui la natura umana deve tendere, transitando verso i valori più profondi dell’individuo e della società. Non è un caso che la musica venga “utilizzata” anche per confermare ed accrescere certi valori in parate militari o di unione nazionale.
Alcuni, notando che nella risposta del cervello alle melodie si attivavano aree adibite al movimento, hanno ipotizzato che la musica sia sorta per aiutarci a muoverci insieme, fatto che porta a essere più altruisti e solidali. A parere di altri invece l’influenza dell’arte sugli esseri umani sarebbe nata per caso, in ragione della capacità della stessa di dirottare sistemi cerebrali creati per altri scopi, come il linguaggio, le emozioni e il movimento.
Ascoltiamo musica sin dalla tenera età, perfino quando siamo solo dei bebè. È un dato di fatto che i lattanti rispondano meglio alle melodie piuttosto che al linguaggio verbale e che si rilassino ascoltando i suoni dolci. In particolar, i bimbi nati prematuri che soffrono di insonnia traggono benefici dal rumore del battito del cuore materno o dai suoni che lo imitano.
La musica è in grado di darci piacere. Al pari di cibo, sesso e droghe, rilascia dopamina nel cervello. Gli stimoli dovuti a questi quattro elementi dipendono da un circuito cerebrale sottocorticale nel sistema limbico, formato da strutture cerebrali che gestiscono le risposte fisiologiche agli stimoli emotivi. L’aspetto curioso è che da studi scientifici pare che gli stimoli emotivi legati a musica, cibo, sesso e droghe attivino tutti un sistema in comune.
Dal momento della loro percezione da parte dell’udito, i suoni vengono trasmessi al tronco cerebrale prima e alla corteccia uditiva primaria poi; gli impulsi viaggiano quindi in reti cerebrali importanti per la percezione della musica e per immagazzinare quella già ascoltata. La risposta cerebrale ai suoni è infatti condizionata dai suoi uditi in passato, in quanto nel cervello sono contenuti i dati relativi a tutte le melodie.
Un altro aspetto oggetto di studio è la relazione tra musica e linguaggio, che vengono entrambi elaborati da tutti e due gli emisferi del cervello. Sembra inoltre che musica e linguaggio condividano alcuni aspetti per quanto riguarda la loro elaborazione a livello concettuale. La prima pare però offrire un nuovo metodo di comunicazione radicata nelle emozioni: per esempio, è in grado di influire sul nostro umore e sulla nostra fisiologia, in modo più efficace delle parole. L’attivazione simultanea di diversi circuiti cerebrali prodotta dai suoni può mediare un dialogo emotivo.
Un ultimo campo di particolare interesse è quello della sanità, dove si utilizza la musica per migliorare, mantenere o recuperare le funzioni cognitive, emozionali e sociali e per fare rallentare la progressione di determinate malattie. La musicoterapia si rivela particolarmente utile nel caso di pazienti affetti da disturbi motori o da demenza e di bambini con capacità speciali: dal momento che attiva quasi tutte le regioni del cervello, la musica serve soprattutto per recuperare attività linguistiche e motrici. Quando si fa o si ascolta musica si mettono in azione regioni del cervello coinvolte nelle emozioni, nella conoscenza e nel movimento. La musicoterapia favorisce la neuro-plasticità, compensando così i deficit delle regioni cerebrali danneggiate. In generale, la cosiddetta arte delle Muse incoraggia le persone a muoversi, induce stati d’animo positivi e aumenta l’eccitazione, tutte cose che possono condurre il paziente alla riabilitazione.
Le facoltà che servono all’ascolto impegnano la persona intera e la sua più profonda identità. Impegnano l’essere umano alla ricerca e al pieno possesso di ideologie assolutamente necessarie alla vita. La musica è anche un piacevole divertimento, è una profonda e piacevole esperienza e quella del divertirsi e del divertire è un’importante funzione sociale. Proposta da un professionista o da un dilettante, ascoltata dal vivo o attraverso una riproduzione, la musica è e rimarrà sempre uno tra i più validi strumenti di espressione umana.

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Categories: Musica

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