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Lezione di storia o vita, un sì o un no può fare la differenza?

Abbiamo affrontato una sfida: costruire una lezione da soli sulla condizione di asservimento a cui possono essere ridotti uomini per mano di altri uomini fino al punto di essere annientati fisicamente e mentalmente.

Il tempo che abbiamo avuto a disposizione è stato ridottissimo: poco più di quattro ore.

Una trentina di libri forniti dal professore Realdi, ci hanno consentito di cercare ed estrapolare i passaggi nel quale il protagonista è un individuo che riusciva a ribellarsi all’asservimento.

È stilata davanti ai nostri occhi una serie di persone incredibili il cui tratto distintivo è senza dubbio L’essere al tempo stesso individui grandi e comuni: un medico, un professore, un filosofo, uno studente, una guardia carceraria, un internato, un militare e persino un bambino. Tutti hanno in comune la capacità di percepire il bisogno degli altri. L’indifferenza non è certo il tratto distintivo che li accomuna. È questa generosità che ha consentito loro di far prelevare il senso di giustizia, il coraggio, l’ingegnosità con cui trovare gli strumenti per aiutare, non solo con azioni eclatanti ma anche con piccoli gesti di aiuto: la guardia carceraria che porta il cibo di nascosto ai detenuti ebrei, il medico che altro alla cartella clinica rendendo malato l’ebreo che non lo è per garantirgli una degenza più prolungata nell’infermeria, fino ad alterare l’albero genealogico per cancellare le tracce della sua origine ebraica, un bambino che arriva consolare una madre disperata. Tanti contributi diversi per non dire sì e quindi obbedire passivamente e subire gli ordini di chi vuole annientare. Si può sempre dire un sì o un no.

Classe 3^ALR

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