Troppo tardi America

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Sembra proprio che Trump in otto giorni sia riuscito a sradicare e in parte distruggere le radici dello stato che governa.
La nazione nella quale, per antonomasia, non vieni giudicato per chi sei, da dove vieni, quale religione professi, che lingua parli, sembra volersi chiudere al mondo.
Si sta profilando un’America isolata in sè stessa, un vero e proprio controsenso storico.
Una nazione popolata da immigrati e rifugiati provenienti dall’Irlanda alla Cina, dal Messico alla Nigeria, che ha sempre posto la sua potenza nella convivenza pacifica di diverse culture, nell’integrazione di diverse etnie, ha votato come presidente un personaggio come Donald Trump, che in una settimana ha deciso di rinforzare con un muro i confini tra Stati Uniti e Messico, volendo pure far pagare le spese di costruzione a quest’ultimo, e proprio in questi giorni ha vietato gli arrivi di immigrati e profughi da 8 paesi del Medio Oriente a maggioranza di popolazione musulmana.
“Il terrorismo degli affiliati all’ISIS è di matrice islamica, devo quindi evitare che entrino attentatori nel mio paese, quindi vieto l’entrata alle persone di otto dei maggiori stati a popolazione musulmana”.
Questo deve essere stato più o meno il pensiero del Taycoon dai capelli biondo platino.
Nessuno sconto è stato fatto. Alcuni fatti accaduti nelle giornate di fine gennaio rischiano di macchiare la storia della nazione americana, una storia di lotta per la libertá iniziata con il “Boston Tea Party”, una storia di lotta per i diritti il cui massimo esponente è un personaggio del calibro di “Martin Luther King”.
Compagnie aeree come “Fly Emirates” hanno dovuto fermare voli diretti negli USA, in quanto l’equipaggio (hostess e piloti) composto da nativi di alcuni degli otto stati ai quali son state poste le restrizioni, non avrebbe potuto aloggiare negli hotel dell’aeroporto (suolo americano) per riposarsi in vista del prossimo volo.
Uno dei massimi giornalisti  internazionali della BBC è stato fermato, perquisito e gli è stato controllato il cellulare per il solo fatto di essere nato in Iran.
Negli aeroporti si son riuniti cortei e son state organizzate manifestazioni anti-Trump e favorevoli all’entrata nel paese di profughi e rifugiati.
In queste persone vedo la vera america, la speranza e la forza della nazione a stelle e strisce.

Mi viene da pensare che gli americani possano rimpiangere Obama, in grado di far uscire gli Stati Uniti da una profonda crisi, di riportare in patria i propri militari dall’Iraq e in parte dall’Afghanistan, di difendere e portare avanti le campagne a favore dei diritti degli LGBT, di dare assistenza sanitaria gratuita a 20 milioni di persone: ma forse non è proprio così.
In realtá Barack risulta impopolare e considerato da più del 30% della popolazione come il peggior Presidente nel periodo post seconda guerra mondiale. Le proteste della classe povera e i disordini nelle periferie delle metropoli americane son state al centro delle discussioni della campagna elettorale.
La vera causa dell’impopolarità di Obama e del malcontento dei ceti medio-bassi trova origine nel sistema capitalistico-liberale statunitense, nato con la “sindrome della disuguaglianza classista”, nel quale la nazione può crescere economicamente e uscire dalla crisi, ma ad arricchirsi è solo chi già è ricco, a discapito di una classe media che sta morendo e una classe povera sempre più misera.
La risposta anti-sistema scelta dalla maggioranza della popolazione è stata Donald Trump, una posizione di chiusura, razzista e xenofoba.
La risposta più consona e allo stesso tempo più rivoluzionaria, a mio parere, sarebbe stata eleggere un socialista alla casa bianca in grado di combattere un sistema che sta andando verso un declino fallimetare, in grado di prendere in mano il paese partendo dalle radici americane di integrazione, libertá, uguglianza e in grado di riorganizzare/combattere, almeno in parte, il capitalismo-liberale attraverso quella che lui definisce “rivoluzione politica” la quale gli avrebbe dato il mandato di unire la classe operaia e la classe media per sconfiggere l’elite dei miliardari.
La risposta aveva nome Bernie Sanders, ma ormai sembra essere troppo tardi.

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