La scuola agli studenti

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DA TROPPO TEMPO SIAMO STATI DIMENTICATI DALLE POLITICHE SCOLASTICHE, ORA DOBBIAMO RIPRENDERCI QUELLO CHE CI SPETTA… CON OGNI MEZZO NECESSARIO

Tullio De Mauro, linguista italiano e Ministro dell’istruzione dal 2000 al 2001, venuto a mancare il 5 Gennaio un giorno disse: “ La scuola è degli alunni, non dei docenti e dei dirigenti. Ed è per gli alunni e le loro famiglie che la scuola vive ogni giorno; e ogni giorno tutto il personale opera nella scuola, soltanto perché ci sono loro. Questa è la centralità della scuola”. così l’Onorevole De Mauro identificò il ruolo centrale che ci spetterebbe nella scuola, eppure mai come oggi ci accorgiamo che l’istruzione pubblica italiana sta attraversando un momento di vero e proprio caos in cui si sta trascurando il vero scopo della scuola, ovvero formare il futuro popolo italiano. Ovviamente a farne le spese in primis siamo noi studenti.

Il dossier “Tuttascuola” quest’anno ha pubblicato un rapporto completo secondo cui i professori che hanno cambiato cattedra nel 2016 sono stati 250mila (207 di ruolo e il resto precari). Di conseguenza 2,5 milioni di studenti hanno cambiato almeno un professore rispetto all’anno scorso, ovvero uno su tre. Attualmente il sistema dell’istruzione italiana sta vivendo un incubo, a prova di un andazzo che si è sviluppato soprattutto in quest’ultimo decennio e che ora pesa come un macigno sulle nostre schiene: la verità è che in Italia prima dei nostri interessi vengono quelli degli insegnanti ed è la perfetta antitesi di quello che sosteneva De Mauro, quando mai in questi ultimi 15 anni noi studenti siamo stati veramente al centro delle politiche scolastiche? In realtà tutte le riforme scolastiche attuate dalla moltitudine dei governi che si sono susseguiti in questi anni sono state volte a soddisfare i sindacati dei docenti, che facendo il loro lavoro di avvocati dei lavoratori fanno sentire la loro voce (tenuta in gran conto dai governi) non appena i loro clienti ritengano violati i loro diritti, non bisogna però dimenticarsi che i sindacalisti non sono altro che avvocati….e qual’è il compito di un avvocato se non difendere il proprio assistito fino in fondo, anche nel caso fosse dalla parte del torto e creasse con le proprie istanze problemi alla collettività? Purtroppo oggi molti insegnanti non pensano ai problemi della collettività, probabilmente perché hanno perso (o forse non hanno mai avuto) quella passione per l’insegnamento che è indispensabile per esercitare questo mestiere e ormai pensano solo ai loro interessi offendo così, oltre una delle più nobili professioni della società, anche la stessa collettività di cui si ritengono parte solo quando gli fa comodo.

Ma c’è di peggio, infatti tutti i governi che si sono susseguiti in Italia hanno dato corda alla pigrizia e all’egoismo di questi insegnanti temendo l’abbaiare dei sindacati. L’ultima dimostrazione di questo “schifo politico” è la “Buona scuola”, riforma della scuola del governo Renzi del Luglio 2015. Questa riforma aveva l’ambizioso progetto di guarire le ferite della scuola mediante l’assunzione di oltre 100mila insegnanti precari in tutta Italia; l’introduzione dei “bonus al merito” per gli insegnanti che il consiglio d’istituto ritiene i meglio valutati da colleghi e studenti ; l’ampia importanza data alle ore di alternanza scuola-lavoro che, diventando obbligatorie dall’anno prossimo, andranno a modificare per l’ennesima volta l’esame di maturità; il ruolo fondamentale dei presidi nella scelta diretta dei professori da assumere. Capire come il governo Renzi volesse risanare la pubblica istruzione con una simile manovra è impossibile…è più facile capire come questa manovra fosse in realtà finalizzata a placare l’abbaiare insistente del sindacato docenti.

Ora che abbiamo capito che nel nostro paese per essere presi in considerazione dalle politiche bisogna essere rappresentati da un sindacato, c’è da chiedersi solamente come abbiamo fatto noi studenti a sopravvivere in questa melma puzzolente. Studiare nel paese europeo con la minor spesa pubblica destinata all’istruzione non è affatto semplice (7.9% della spesa pubblica contro la media europea del 10%). In tutta Italia le nostre aule sono fredde perché spesso mancano i fondi per il riscaldamento, i tetti hanno infiltrazioni e le condizioni dei bagni sono spesso inaccettabili. Come se non bastasse ora si aggiunge l’ultimo fenomeno dell’esodo degli insegnanti che sta facendo impazzire gran parte dei presidi del Centro-Nord, in difficoltà nel trovare supplenti stabili e che ci tocca personalmente, visto che anche all’istituto L.B.Alberti di Abano si sta verificando una forte rotazioni di docenti. Vediamo di far più chiarezza su ciò che sta avvenendo:

Tutto inizia con i concorsi per le Pubbliche Amministrazioni , tra cui l’insegnamento, a cui i docenti del Sud si presentano con graduatorie molto più alte rispetto a quelle dei colleghi al Nord, la gran parte delle volta non per merito ma per la larghezza di manica che caratterizza l’istruzione nell’Italia meridionale, vincendo così i concorsi (Ecco perché solo 2 professori su 10 sono del Nord). A questo punto si presenta il problema: mentre al Sud aumenta esponenzialmente il numero di docenti aspiranti al posto grazie alle loro graduatorie illusorie, il numero di alunni nelle scuole del Sud cala vertiginosamente (in meno di 20 anni le scuole meridionali hanno perso circa il 14% degli studenti). Situazione contraria al Nord dove mentre calano i docenti aumenta il numero di studenti, con un incremento del 20% (anche grazie ai figli degli immigrati). A meno che non si voglia deportare gli studenti al Sud pare evidente a chiunque che l’unica soluzione per trovare un impiego ai docenti meridionali sia il trasferimento al nord, è chiaro a tutti fuorché ai sindacati che sguinzagliano gli avvocati a difesa di insegnanti ancora convinti che sia possibile  far entrare in un bicchiere (le scuole del Sud) il contenuto di una botte (la massa di docenti meridionali) ecco quindi le misure del Governo, che per far tornare gli avvocati nella cuccia lancia l’osso della “mobilità” che altro non è se non un controesodo amministrativo: decine di migliaia di insegnanti freschi di immissione in ruolo su scuole prevalentemente del centro-nord alla prima occasione chiedono il trasferimento vicino a casa, liberando così posti che saranno a loro volta occupati da altri docenti meridionali che alla prima occasione chiederanno nuovamente il trasferimento, dando così vita ad un circolo vizioso che danneggia solo noi studenti, con la forte rotazione di insegnanti aumenta infatti il rischio di bocciature e abbandoni. Il tasso di mobilità negli anni scorsi è sempre stato contenuto, dato che è legittimo per un docente pretendere un posto vicino a casa, ma vista l’esplosione di  quest’ultimo anno (il tasso è passato da 2 docenti su 10 a 6 su 10) c’è da chiedersi se sia più importante difendere la legittimità o risolvere le necessità della scuola pubblica…secondo noi studenti la risposta è ovvia dato che con un simile tasso la continuità didattica, unico mezzo per permettere agli studenti un buon apprendimento, è totalmente compromessa.

Come se non bastasse ai docenti è concessa l’assegnazione provvisoria per un anno in un’ altra sede, ciò ha comportato che migliaia di docenti meridionali, arrivati alle istituzioni scolastiche a ridosso delle lezioni con la chiamata diretta, hanno chiesto l’assegnazione provvisoria verso il Sud senza nemmeno assumere servizio, aspettando la risposta degli uffici scolastici di casa loro, nel frattempo hanno utilizzato con creatività tutti gli strumenti contrattuali a loro disposizione (malattia, congedi vari, motivi di famiglia, permessi della 104 per assistenza a familiari) costringendo i presidi alla disperata ricerca di supplenti temporanei e più tardi annuali.

A volte sembra che al governo piaccia girare il dito nella piaga: pochi giorni fa in tutti i telegiornali nazionali, l’attuale Ministro dell’istruzione Valeria Fedeli ( che prima di essere ministro era sindacalista) ha salutato  la mobilità dei docenti e la cancellazione della formalità a stare nello stesso istituto per almeno tre anni  come una grande vittoria della democrazia… C’è da chiedersi se sia proprio interesse del nostro Governo trascurare la nostra istruzione, formando così una generazione senza mentalità critica e apatica davanti a qualsiasi “porcata politica”. Mai come oggi l’ignoranza fa così paura e il silenzio è uguale a morte (cit. Guccini).

Compagni studenti… è giunto il momento di far sentire la nostra voce in difesa dei nostri interessi costituendo un nostro Sindacato che possa tutelarci e scuotere il sistema dell’istruzione italiana, perché per troppo tempo si è trascurata la nostra voce solo perché non ancora maggiorenni e quindi non votanti. Dobbiamo imporci con ogni mezzo al centro della scuola per ricordare al Governo che la scuola è nostra, non dei professori e dei presidi. Compagni di tutta Italia, è giunto il momento di scendere in piazza!

 

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