“La libertà è senza prezzo”: l’intervista al prof. Torre sull’aborto

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Aborto: favorevole o contrario?

Io sono favorevole alla legge sull’aborto. So che c’è un ampio dibattito su questo tema. Visto che il problema principale è il contrasto fra le persone che ritengono di uccidere una persona abortendo e chi non lo ritiene, io, da buono scientifico, faccio riferimento alle definizioni: la morte è data da cessazione dell’attività celebrale. Viceversa, un essere è vivo quando la sua attività celebrale è regolare. Un bambino diventa vivo dopo il 5° mese quindi, fermo restando che l’aborto non deve essere un metodo di contraccezione, è fondamentale che sia lasciata libertà alle persone di poter scegliere. Le imposizioni a me non piacciono mai, quindi un governo non deve dirmi cosa devo fare. Quindi ritengo che sia giusto che lo Stato abbia lasciato libertà alle donne di fare una scelta. Gli abusi sono sempre da condannare, in qualsiasi situazione, ma per me è giusto che le donne abbiano diritto di scegliere.

Nel concepimento è presente il codice genetico che andrà a determinare l’individuo unico ed irripetibile. Con la legge dell’aborto, si darebbe la possibilità di impedire lo sviluppo di questo individuo. Lei non ritiene che ogni individuo, seppur all’inizio della sua vita abbia anch’egli il diritto alla vita?

Io ritengo che non ci sia, fino al 5° mese, la definizione stessa di vita. Questa potenzialità di sviluppo prima del 5° mese non esiste. Come dicevo prima, si ha vita quando vi è una regolare attività celebrale: allora sì che si ha la potenzialità di nascita e vita.

Dal punto di vista sociale: non crede che dare la possibilità a giovani donne di poter abortire sia in qualche modo una de-responsabilizzazione del sesso e dare la possibilità a ragazze di avere rapporti meno pensati e quindi senza magari una storia dietro?

Bella domanda. Effettivamente questo rischio c’è. Però secondo me non esiste una sola faccia della medaglia. Inevitabilmente, qualora si faccia un certo tipo di scelta, c’è sempre il rischio di abusarne. Quindi questa possibilità c’è, ma penso che la libertà sia veramente senza prezzo. Voglio sottolineare, tra l’altro, che questa scelta (della libertà di aborto, ndr) non è stata fatta da politici, ma dagli italiani: c’è stato un referendum che io ho vissuto quando ero giovane in cui, vista l’importanza del tema, sono stati chiamati tutti gli italiani a votare. Quindi la maggioranza degli italiani ha deciso di fare questo tipo di scelta. Al di là della discussione squisitamente teorica, ritengo un grande passo in avanti che la società italiana ha fatto quando ha accettato la legge per la libertà di abortire.

Da sempre si sa che in Italia l’influenza della Chiesa è stata un grande fattore culturale. A questo proposito, qualcuno potrebbe dire che l’aborto è omicidio. Lei cosa ne pensa?

In virtù della precedente definizione di vita io non lo considero assolutamente un omicidio. Quando la Chiesa esprime una sua opinione, per me non c’è nessun problema: questo è legittimo e giusto. Ma quando tenta di imporre certi tipi di scelta allora lì mi dà profondamente fastidio, in quanto lo Stato Italiano è formalmente laico. Quindi l’opinione del clero o di qualsiasi altro organismo ecclesiastico non deve interferire con il processo legislativo e giudiziario dello Stato. Purtroppo ricordo in prima persona che queste interferenze ci sono state quando ci fu il referendum sull’aborto. Ricordo perfettamente che mio padre quando in chiesa iniziavano certi tipi di discorsi, si alzava e se ne andava, perché non voleva sentire un’influenza che era totalmente illecita. Questo atteggiamento non è degno di uno stato laico.

Un’ultima osservazione: lei è cosciente, data la sua posizione, che se sua madre avesse deciso di abortire lei non sarebbe qui a parlarne. Cosa ne pensa?

(ride). Penso che non avrei nessun problema, anzi starei magari anche meglio.

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