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Uno spettro si aggira per il mondo, è lo spettro del populismo. Cavalca le genti di tutto il globo illudendole di poter essere la risposta alle forti crisi che caratterizzano il nostro problematico secolo.

Mentre le plebaglie affollano i comizi delle destre populiste inneggiando alla superiorità della propria nazione e all’odio verso il prossimo, noi giovani dell’Alberti crediamo ancora in un mondo sociale in cui rivolgersi al prossimo come fratello e non come invasore, noi con un utopica concezione cosmopolita del mondo, noi che non ci pieghiamo all’odio e alla chiusura che hanno portato i nostri antenati a tutti gli orrori commessi nella storia. Noi che siamo il futuro di questo paese.

Giovedì 11 maggio il “progetto I CARE 2017”  dell’ Alberti , che negli ultimi anni è riuscito ad ospitare lectio magistralis di alcuni intellettuali italiani di grandissimo spessore, quali Giannatonio Stella nella scorsa edizione , quest’ anno ha avuto l’ onore di ospitare Francesco Gesualdi. Classe 1949 in gioventù fu allievo di Don Milani alla scuola di Barbiana, gli insegnamenti di Don Lorenzo influenzeranno il giovane Gesualdi a tal punto che anche oggi mentre parla si distingue quell’indelebile lezione di umanità e avvanguardia educativa peculiare in Don Milani. Dopo la Scuola di Barbiana Francesco concretizzò tutto il suo bagaglio formativo e divenne saggista politico e attivista publicando vari libri e articoli riguardanti la negazione dei diritti umani, lo sfruttamento del lavoro minorile, il potere delle multinazionali la crisi dell’occupazione, l’impoverimento a livello globale, il problema energetico, l’inquinamento e la distruzione dell’ecosistema. Conoscenze che Francesco illustra eccletticamente a tutti gli studenti di quarta e quinta dell’istituto.

La lectio di Gesualdi ha come  scopo l’analisi del meccanismo grazie al quale la globalizzazione sfrenata ,che ha regnato in questi ultimi decenni, abbia creato i problemi che solo ora si manifestano alla luce del sole. I punti caldi che oggi occupano le politiche in tutto il mondo quali dissocupazione, migrazioni di massa ,sfruttamento, lavoro minorile, emarginazione , frequente negazioni dei diritti umani…sono il prezzo che inevitabilmente avremmo dovuto pagare prima o poi.  Francesco seguita poi concentrandosi sulle condizioni di vita nei paesi in via di sviluppo, dove tutti noi sappiamo essere frequenti le negazioni dei diritti umani,specie sul lavoro, ma ci siamo mai chiesti veramente il perchè di  questa peculiarità? La causa principale è la politica del profitto con cui le multinazionali occidentali  operano nei paesi in via di sviluppo. Le multinazionali traferriscono le produzioni in questi paesi perchè produrre lì costa molto meno ,così facendo generano disoccupazione nei paesi occidentali dove prima producevano e dettano legge nelle politiche degli stati del terzo mondo, che pur di attrarre gli investitori sono disposti a qualsiasi compromesso. I governi del terzo mondo sono disposti a sacrificare qualsiasi sorta di tutela dei propri lavoratori pur di stabilire la produzione nel proprio territorio, se poi riescono ad intascare qualche bustarella ancora meglio, perchè tanto i lavoratori pur di sfuggire alla miseria sono disposti ad accettare qualsiasi paga.

Quando ci sorprendiamo perchè in Africa i bambini vengono sfruttati nelle piantagioni  e arriviamo alla conclusione che chi li sfrutta deve essere un animale  non consideriamo che il proprietario della piantagione di turno deve sottostare alla multinazionale che, imponendo il prezzo per il prodotto ( ovviamente il più basso possibile)  determinano così la misera paga del bambino che lavora in piantagione.

La globalizzazione ovunque sbarca crea posti di lavoro e opportunità per conquistare un posto nell’economia globale, ma è lei a dettare le condizioni a cui sottostare, se non si accettano le condizioni si viene travolti dalla concorrenza , con cui non si può vincere. Chi non accetta il compromesso è costretto a fuggire verso altri paesi con la speranza di un futuro migliore , rischiando la vita per attraversare il mediterrano e ricevendo poi l’odio dei bifolchi che li considerano invasori.

I movimenti razzisti e populisti hanno già acquisito un ruolo e una rispettabilità nuovi nella politica dell’Europa. Ciò non sarà contestato dai partiti moderati che imitano l’estrema destra nell’ostilità agli immigrati e alle minoranze etniche, una tentazione a portata di mano in cui molti di loro cadono. Ma non si può contestare quel ruolo unicamente cercando di combattere il razzismo: occorrono anche forme alternative di movimento e di articolazione del malcontento all’altezza di quelle orchestrate dai populisti, per poterle mettere in discussione.L’estrema destra parla dei problemi della globalizzazione ma poi li scarica suglii immigrati, loro stessi le principali  vittime della globalizzazione, anzichè la causa dei problemi che essa crea. Il malcontento va reindirizzato sulle vere cause dei problemi: le grandi aziende e l’esclusiva ricerca del profitto che distruggono le comunità e creano instabilità ovunque nel mondo. Noi consumatori dobbiamo renderci conto di quanto la nostra opinione sia fondamentale per le grandi aziende, le nostre proteste devono essere a favore dell’integrità del sistema giudiziario e per l’onestà del sistema economico, ritenuti nel XVIII sec. da A.Smith (colui che gettò le basi dell’economia politica classica)  i requisiti minimi perchè l’economia capitalista potesse funzionare e che oggi le multinazionali calpestano quotidinamente, considerando come unico fine il profitto.

Nell’affrontare i problemi che la globalizzazione sfrenata ha generato Gesualdi propone un sistema di responsabilità personale nel consumo e una maggiore solidarietà nella politica economica internazionale. Noi giovani dell’Alberti sosteniamo fermamente che la rivoluzione del sistema giuridico-economico  debba inevitabilmente passare per una maggiore centralità degli ideali umanitari, seppellendo definitivamente l’ascia dell’ odio.

 

 

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